(AGI) - Roma, 9 ott. - Nel 2004 la spesa per R&S intra-muros “sostenuta dalle imprese mostra una significativa ripresa, dopo la flessione registrata nell’anno precedente (+4,5 per cento in termini monetari. Ulteriori segnali di crescita provengono - spuiega ancora l’Istat - dalle istituzioni pubbliche, escluse le universita’, con un incremento del 5,4 per cento e dalle istituzioni private non profit (+12,0 per cento), che registrano un rafforzamento del ritmo di crescita registrato lo scorso anno”. Per le universita’, invece, si osserva una sostanziale stabilita’ del livello di spesa rispetto al 2003 (+0,1 per cento). I dati di previsione per il 2005 e il 2006 (non disponibili per le universita’), confermano la crescita della spesa per la ricerca nei rimanenti settori, con aumenti del 5,6 per cento nel 2005 e del 4,1 per cento nel 2006 (sempre a valori correnti). Il 47,8 per cento della spesa complessiva per R&S intra-muros relativa al 2004 e’ sostenuta dalle imprese (7.293 milioni di euro), il 32,8 per cento dalle universita’ (5.004 milioni di euro).
Piu’ contenuto il peso delle istituzioni pubbliche e delle istituzioni private non profit rispettivamente con il 17,9 e l’1,5 per cento. La spesa per R&S attribuibile al settore privato (considerando, cioe’, le imprese e le istituzioni private non profit) e’ pari, spiega ancora l’Istituto nazionale di Statistica, nel 2004 a 7.526 milioni di euro (49,3 per cento della spesa totale), con un aumento del 4,7 per cento che ha consentito di recuperare la flessione registrata nell’anno precedente. La percentuale di spesa per ricerca effettuata dal settore privato nel nostro Paese rimane, tuttavia, “inferiore al 50 per cento della spesa complessiva e rappresenta un’anomalia a livello internazionale, in quanto la percentuale di spesa media per R&S sostenuta dal settore delle imprese nei paesi Ocse e’ pari nel 2004 al 67,9 per cento, mentre nell’Unione europea supera nello stesso anno il 60 per cento”.
Molto differenziato e’ il contributo alla spesa per R&S delle imprese con riguardo alla loro dimensione, a sottolineare le difficolta delle pmi. “Le imprese con almeno 500 addetti sostengono il 74,2 per cento della spesa complessiva del settore, mentre e’ particolarmente modesto il contributo delle piccole imprese. Rimane cruciale il ruolo della ricerca pubblica svolta dalle universita’ e dalle istituzioni pubbliche. La spesa delle universita’ rappresenta circa un terzo del totale nazionale, mentre le istituzioni pubbliche contribuiscono con il 17,9 per cento”. Gli addetti alla ricerca “crescono nell’universita’ (+2,2 per cento rispetto al 2003), nelle istituzioni pubbliche (+3,0 per cento) e nelle istituzioni private non profit (+13,7 per cento), mentre diminuiscono per il secondo anno consecutivo nelle imprese (-0,6 per cento nel 2004, e -3,2 per cento nel 2003)”. Nonostante la dinamica negativa registrata negli ultimi due anni, il settore delle imprese continua comunque a registrare la presenza piu’ consistente di addetti alla R&S intra-muros con 67.519 unita’ (il 41,2 per cento del totale nazionale), seguito dall’universita’ con 60.694 addetti (il 37,0 per cento del complesso). Nella distribuzione del personale addetto alla ricerca nelle imprese, si assiste tra il 2003 e il 2004 ad un aumento dei ricercatori (+2,7 per cento), e ad un ridimensionamento dei tecnici e del personale di supporto (-2,8 per cento).
Come negli anni precedenti, alcune variazioni nella consistenza del personale di ricerca a livello settoriale sono in larga misura attribuibili a modifiche nella classificazione per attivita’ economica prevalente di alcune imprese rispondenti. Anche per il 2004, infatti, si registra uno spostamento di attivita’ dai settori manifatturieri a quelli dei servizi; tale fenomeno appare molto rilevante per il settore della fabbricazione di macchine per ufficio (-45,0 per cento degli addetti alla R&S e -7,8 per cento dei ricercatori), che ha visto alcune grandi imprese spostare la propria attivita’ economica prevalente verso la fornitura di servizi di informatica o di altri servizi. In generale, incrementi nel numero di addetti alla R&S si rilevano nella fabbricazione di apparecchi di precisione (+16,1 per cento), nel settore del commercio e dei servizi pubblici (+13,2 per cento), in quello dell’intermediazione monetaria e finanziaria (+8,9 per cento) e nel settore della sanita’ e degli altri servizi pubblici (+8,4 per cento). I settori che perdono percentualmente piu’ addetti, oltre quello gia’ citato della fabbricazione di macchine per ufficio, sono il settore estrattivo e della distribuzione di energia elettrica, gas e acqua (-26,9 per cento), gli altri servizi professionali e imprenditoriali (-20,6 per cento). La spesa per R&S a livello regionale segnala, continua l’Istat,nel 2004 la spesa per R&S vede al primo posto il Nord-ovest con il 36,9 per cento della spesa complessiva (di cui il 21,2 per cento in Lombardia e il 12,4 per cento in Piemonte), seguito dal Centro (26,6 per cento), dal Nord-est e dal Mezzogiorno (rispettivamente 18,3 e 18,2 per cento). La spesa per R&S delle imprese e’ concentrata per piu’ della meta’ (54,9 per cento) nel Nord-ovest (di cui il 31,2 per cento in Lombardia e il 20,2 per cento in Piemonte), a fronte di un 15,0 per cento nel Centro. Le differenze territoriali si attenuano considerando la spesa per ricerca sostenuta dagli altri settori. Infatti, il 57,3 per cento dell’attivita’ di ricerca delle istituzioni pubbliche si svolge nell’Italia centrale (e in particolare nel Lazio) e il 30,7 per cento di quella universitaria nel Mezzogiorno. (AGI)
Bru