USA-CINA: L’ULTIMATUM SUL DALAI LAMA DOPO SETTIMANE DI TENSIONI
(AGI) - Pechino, 3 feb. - L’incontro col Dalai Lama, il leader religioso tibetano in esilio in India dal 1959 che la propaganda di Pechino dipinge come un pericoloso separatista, arriva solo a qualche giorno di distanza dalle polemiche che hanno accompagnato la nuova fornitura di armi statunitensi all’isola di Taiwan, l’altra ferita aperta nell’orgoglio nazionale di Pechino. L’isola che nel 1949 diede rifugio ai nazionalisti di Chiang Kai Shek in fuga dalle armate comuniste di Mao Zedong, viene percepita dal Dragone alle stregua di una ‘provincia ribelle’ che e’ parte integrante del territorio cinese, da riconquistare anche con la forza, se necessario, ma e’ anche legata agli Usa dal “Taiwan Relations Act”, che obbliga Washington a intervenire in caso di un eventuale attacco militare. Ad ogni emergere della questione taiwanese, il web cinese si infiamma di commenti di giovani nazionalisti, spesso inquadrati nella Lega Giovanile Comunista: “Boicottiamo le imprese americane ?si legge su Sina.com- niente più McDonald’s, niente piu’ Nike o Kentucky Fried Chicken!”.
Ma quello che sta accadendo tra le due sponde dell’Atlantico va inquadrato in una prospettiva ancora piu’ ampia: da settimane i due contendenti si fronteggiano su questioni come l’antidumping praticato dagli USA su numerose merci cinesi e l’apprezzamento dello yuan, la valuta di Pechino, che americani ed europei ritengono sottostimata e, pertanto, capace di concedere alle aziende del Dragone un vantaggio sleale nelle esportazioni. L’ultimo fronte aperto in ordine di tempo, subito prima della questione taiwanese e dell’incontro col Dalai Lama, e’ stato quello della liberta’ di informazione sul web, in seguito agli attacchi informatici partiti dal territorio cinese verso il colosso americano Google, che aveva minacciato di ritirarsi dalla Cina e rifiutarsi di sottostare allo stretto controllo praticato da Pechino su internet.
Il segretario di Stato Hillary Clinton, in un discorso al Museo della Liberta’ di Stampa di Washington, aveva dichiarato che “una nuova cortina dell’informazione sta calando su larga parte del mondo”, invitando la Cina a un’indagine seria sugli atti di pirateria informatica. La scelta del Newsmuseum era apparsa tutt’altro che casuale, cosi’ come la scelta delle parole, che ricordano da vicino lo storico di Winston Churchill sulla “cortina di ferro”. Il discorso della Clinton ha chiarito che l’informazione su internet e’ una nuova voce dell’agenda della politica estera americana; quello di Churchill, all’epoca, passo’ alla storia come il vero inizio della Guerra Fredda tra USA e URSS. (AGI) Cle/Zec