LAZIOGATE: PENTITO, C’ERA STORACE QUANDO FU VIOLATA ANAGRAFE

(AGI) – Roma, 22 dic. – Era presente anche Francesco Storace, nell’ufficio del suo braccio destro Nicolo’ Accame, la notte tra il 9 e il 10 marzo del 2005, quando dalla Regione Lazio fu effettuata l’incursione abusiva nel data-base dell’anagrafe sanitaria del Comune per verificare l’autenticita’ delle firme riconducibili a sottoscrittori di Alternativa Sociale, movimento di Alessandra Mussolini, alla vigilia delle elezioni regionali. A tirare in ballo l’allora Governatore del Lazio, confermando le precedenti accuse, e’ il pentito Dario Pettinelli, all’epoca giornalista in servizio presso l’Ufficio comunicazione e relazioni esterne della Regione, uscito da questa vicenda con un patteggiamento a tre mesi di reclusione, convertiti in una multa pari a 3420 euro. Sentito nel processo in corso davanti al tribunale, Pettinelli ha spiegato perche’ solo nel 2006 racconto’ a carabinieri e pm quanto sapeva di quella storia, coinvolgendo Storace alla fine di una lunga serie di interrogatori. “La pressione mediatica era fortissima, sentivo di dover prendere una decisione importante, ero pieno di scrupoli di coscienza, benche’ sapessi che non era un reato grave quanto mi poteva essere contestato. Mi consultai con l’avvocato e decisi di parlare. Non coinvolsi subito Storace perche’ con lui esisteva un legame profondo che non avevo con gli altri. Aveva persino celebrato il mio matrimonio, insomma con lui non c’era un coinvolgimento freddo”. Quella sera di tre anni fa, intorno alle 20.30, a detta di Pettinelli, Storace, “salutando Accame e lasciando gli uffici della Regione si stupi’ del fatto che la Mussolini avesse raccolto le firme di cosi’ tanti nominativi in calce alla sua lista nel giro di pochi giorni”. Tempo un paio d’ore, pero’, lo stesso senatore fece rientro in Regione e, parlando sempre con il suo uomo di fiducia, si disse soddisfatto della possibilita’ tecnica di verificare la veridicita’ di quelle firme. “Presente Storace, Accame chiamo’ al telefono Mirko Maceri, direttore tecnico di Laziomatica. Questi, pur con qualche perplessita’, disse che era possibile fare l’accertamento. Ci mettemmo al lavoro dal computer di Accame, con l’aiuto anche di Nicola Santoro (figlio del magistrato della commissione elettorale presso la corte d’appello di Roma che escluse As dalle elezioni, ndr), e scoprimmo che c’era sostanza per fare delle contestazioni. Il giorno dopo, infatti, in Regione fu convocato l’avvocato Romolo Reboa (autore dell’esposto alla procura contro le false firme di As, ndr)”. Quando la Mussolini fu poi esclusa dalla competizione, Storace e il suo staff festeggiarono in un ristorante ai Parioli. La sera dell’incursione informatica c’era anche il consigliere di An, Vincenzo Piso, chiamato da Storace perche’ verificasse ‘de visu’ l’autenticita’ dei nomi presenti nella lista della Mussolini. (AGI)

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