VIDEOGIOCHI: CALABRO’, MERCATO IN ESPANSIONE, TUTELARE MINORI
(AGI) – Roma, 30 ott. – Calabro’ ha rilevato che i videogiochi in se’ non rappresentano il ‘male’, perche’ costituiscono per i ragazzi “la principale porta di ingresso all’apprendimento delle nuove tecnologie e potrebbero quindi essere utilizzati per veicolare e diffondere valori positivi, oltre che la conoscenza informatica, concorendo cosi’ concretamente alla tutela del sano sviluppo dei minori”. Il fatto e’ pero’ che proprio l’essere diventato un fenomeno di massa e che l’eta’ media dei giocatori va progressivamente aumentando e si e’ pertanto sviluppata un’offerta di contenuti per giocatori adulti, determina a questo punto l’esigenza di forme di tutela per i piu’ piccoli. Il settore – ha detto il presidente dell’Agcom – e’ in forte e costante sviluppo: nel 2007, a livello globale, e’ stato pari a 24 miliardi di euro, per una platea di 25 milioni di utenti; in Italia il comparto ha registrato un giro d’affari di oltre un miliardo di euro, con crescita di ben il 40 per cento rispetto al 2006. E questo rafforza l’esigenza di norme di sicurezza.
Calabro’ ha ricordato che a livello europeo gia’ dal 2003 risulta adottato un sistema di classificazione dei videogiochi – il Pan European Game Information (PEGI) – che utilizza cinque categorie in base all’eta’ (da un minimo di +3, cioe’ per tutti, a un massimo di +18, cioe’ per maggiorenni, ndr) tenendo conto di aspetti quali il linguaggio scurrile, la discriminazione, le droghe, la paura, il gioco d’azzardo, il sesso, la violenza. Il sistema, supportato dai principali produttori di giochi elettronici in tutta Europa e realizzato dalla Federazione europea del software interattivo, e’ sostenuto dalla Commissione europea che lo considera un modello di armonizzazione nel campo della protezione del minore. In Italia nella scorsa legislatura e’ stato dato il via a un progetto di legge per l’introduzione di un sistema di classificazione obbligatorio dei videogame, facendo perno sul sistema di autoregolamentazione continentale riconosciuto, o comunque su un sistema di analoga garanzia. Si prevedeva anche un controllo a posteriori da parte delle istituzioni preposte: il Comitato di applicazione del codice di autoregolamentazione media e minori e l’Agcom stessa, ciascuna ovviamente nell’ambito delle proprie competenze. C’e’ pero’ evidente difficolta’ pratica – ha rilevato Calabro’ – nell’impedire che i bambini e i minori in genere fruiscano di videogiochi destinati ad adulti. E assolutamente da non sottovalutare – ha ammonito – e’ poi la difficolta’ che si aggiunge quando i videogame arrivano da aree esterne all’Unione europea. Non e’ certo una novita’ che alcuni “videogiochi di tipo assolutamente sconsigliabile provengano da Paesi asiatici, i quali non sottostanno alle regole Ue”. (AGI)
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