FRODE TELEMATICA A TIM PER 50 MLN, ALLA CAMORRA 10% INTROITI
(AGI) – Napoli, 21 apr. – La camorra intascava una parte degli introiti della truffa telematica ai danni della Tim. Lo sottolinea il pm Catello Maresca, titolare dell’indagine che ha portato tra l’altro al sequestro di 45 aziende del settore Tlc che gestivano o avevano affittato da un OL0 numerazioni a valore aggiunto 899. Maresca esplicita che Nicola Rullo, il referente del clan Contini in contatto con l’organizzazione criminale, nel solo mese di dicembre 2007 aveva incassato 600mila euro dall’organizzazione messa in piedi da Giovanni Garofalo, 30 anni, sottoposto oggi a fermo di pm per associazione a delinquere aggravata dalla finalita’ di agevolare un clan e ricettazione di traffico telefonico, reati di cui devono rispondere anche le altre cinque persone alle quali e’ stato notificato analogo provvedimento cautelare. I cinque arrestati in flagranza di reato, tra cui due donne, tutti dipendenti della societa’ che effettuava le pulizie negli uffici Telecom di Napoli, devono rispondere di abusiva introduzione in un sistema informatico, utilizzo di strumentazione per forzare un sistema informatico e furto di identita’ elettronica, reati aggravati dalla finalita’ di aver agevolato un clan. Le schede sim da cui partivano le conversazioni tra i componenti dell’organizzazione intercettate erano intestate a persone inesistenti o ad extracomunitari. Le aziende sequestrate, specifica ancora Maresca, sono state selezionate dagli inquirenti tra quelle che avevano ta ottenuto un traffico telefonico sui numeri 899 superiore ai 120 mila secondi; ogni scatto alla risposta faceva incassare alla ditta 12,50 euro piu’ Iva, e ogni minuto di ‘conversazione’ (mentre in realta’ la sim card illecitamente ricaricata con un traffico telefonico fino a 500 euro era collegata a una macchina GSM box che componeva automaticamente i numeri preselezionati dalla ‘banda’) 3 euro. Molte delle societa’ affittuarie o intestatarie di numeri 899 esistevano solo sulla carta ed erano state costituite ad hoc. Ma anche alcuni OLO, che cioe’ fittano le utenze a valore aggiunto, lucravano su questo ‘business’ e tra queste Intermatica srl aveva un ruolo centrale. L’indagine, che e’ la prima ad avvalersi dell’inasprimento delle pene per chi si intromette in sistemi informatici di pubblica utilita’ dopo la ratifica da parte dell’Italia a marzo della convenzione di Budapest, e’ tutt’ora aperta su alcuni filoni, quale ad esempio quello degli intestatari delle schede. Sotto sequestro anche le linee telefoniche di 200 numeri a tariffazione aggiunta. (AGI)
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