CORTE CONTI: CASSIERE “DEPRESSO” RISPONDE COMUNQUE DI AMMANCO

(AGI) - Palermo, 2 gen. - Non basta invocare un esaurimento nervoso per giustificare un ammanco di denaro dalle casse di cui si e’ responsabili. Con questa motivazione la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti della Sicilia (sentenza 3254/2007) ha condannato M.G., 57 anni, dirigente amministrativo di un istituto comprensivo statale in provincia di Messina a risarcire 98.378 euro. Per la stessa vicenda il funzionario e’ stato indagato dalla Procura di Messina ma la sua richiesta di sospendere intanto il procedimento contabile e’ stata respinta. Nell’estate del 2006 M.G. aveva annotato nel giornale di cassa dell’istituto quattro mandati di pagamento, per un totale di quasi 100 mila euro, destinati al saldo di stipendi e tredicesime. In realta’ il denaro era stato incassato da un amico, titolare di una ditta di informatica, che doveva acquistare un immobile. Delle irregolarita’ si erano accorti sia il dirigente dell’istituto comprensivo che i revisori de conti facendo scattare contemporaneamente l’inchiesta penale e quella della Corte dei conti. Citato in giudizio, il funzionario si era giustificato sostenendo di essere affetto da “sindrome depressiva” e di aver sottoscritto i mandati di pagamento predisposti dal suo amico “in assoluta incapacita’ di autodeterminarsi ed in assenza di capacita’ di intendere e volere causata dalla malattia psichica”. Tesi respinta dal collegio giudicante, presieduto da Pino Zingale, secondo il quale “la certificazione medica agli atti nulla prova circa l’incapacita’ di intendere e volere del convenuto a momento della sottoscrizione dei mandati”. (AGI)
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