SENEGALESE FERITO: GUP ROMA PROSCIOGLIE DI MAGGIO E 5 VIGILI

(AGI) - Roma, 20 dic. - Proscioglimento, “perche’ il fatto non sussiste”, per il comandante dell’ottavo gruppo di Roma, Antonio Di Maggio e altri cinque vigili, accusati di lesioni personali, ingiuria, violazione di domicilio e danneggiamento, in concorso e con l’aggravante dell’abuso dei poteri inerenti a una pubblica funzione, per essersi introdotti con la forza nell’abitazione di un gruppo di senegalesi nell’ambito di un’operazione di polizia municipale, finalizzata alla repressione del fenomeno della pirateria informatica e del traffico di cd contraffatti.
La sentenza di ‘non luogo a procedere’, emessa dal gup del tribunale di Roma, Maria Teresa Covatta, fa riferimento a un blitz del 4 marzo del 2005, quando Di Maggio e i suoi uomini (Roberto Pregagnoli, Nello Cesarini, Sergio Ierace, Aldo Mulas e Sandro Mancini) si introdussero in un appartamento di via Pietro Paolo Vergerio, dove abitavano diversi cittadini senegalesi. In quell’occasione sarebbe stato colpito con pugni e schiaffi in volto e sul corpo il 36enne Khoudia Abdou Guye, venditore ambulante con licenza e con regolare permesso di soggiorno in Italia. Guye, pure raggiunto agli occhi da una sostanza irritante e costretto a ricorrere al pronto soccorso dove gli venivano diagnosticate ferite giudicate guaribili in tre giorni, sarebbe stato insultato, offeso e invitato al silenzio dai poliziotti ai quali aveva chiesto le ragioni della violenta irruzione.
Il pm Maria Cristina Palaia, per due volte, aveva chiesto l’archiviazione del procedimento ritenendo che la denuncia presentata ai carabinieri dal senegalese (assistito dagli avvocati Enrico Liberati e Luca Milani) non consentisse di attribuire precise condotte criminose ai sei agenti della municipale e che il cittadino africano, agendo anche a tutela dei connazionali vittime di quel blitz, avesse tutto l’interesse a mettere in cattiva luce chi e’ impegnato da sempre nella lotta contro la vendita ambulante priva di licenza.
Le insistite opposizioni alla richiesta di archiviazione da parte dei difensori del senegalese avevano, poi, spinto il gip Bruno Azzolini a invitare la procura a formulare l’imputazione coatta. Non e’ stato, pero’, dello stesso avviso il gup Covatta che ha scagionato tutti gli imputati. Insoddisfatto l’avvocato Liberati che, una volta depositate le motivazioni del provvedimento, chiedera’ al pm Giuseppe Andruzzi (presente in aula) di impugnare la sentenza. (AGI)
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