(SCHEDA) TATA-CORUS, PER INDIA LA MAGGIORE SCALATA DI SEMPRE

(AGI) - Roma, 20 ott. - Non si tratta solo di un takeover, pur di significative dimensioni, quello con cui Tata Steel rileva il gruppo siderurgico anglolandese Corus. E’ di piu’: e’ la maggiore acquisizione fatta all’estero nella storia dell’India. “Un grande momento per Tata, un momento di orgoglio per tutta la nazione” ha commentato un portavoce del gruppo. L’operazione, da 6,4 miliardi di euro, fara’ del nuovo soggetto il quinto produttore di acciaio al mondo. Al primo posto, guardacaso, c’e’ un colosso come quello nato da Mittal ed Arcelor, a conclusione dell’opa ostile lanciata a gennaio dal primo sul secondo. E il primo e’ un gruppo gestito e posseduto da un magnate di origini indiane: Lakshmi Mittal. Ma - e questo forse fa la vera differenza con Tata - si tratta di un gruppo giuridicamente anglolandese.
E poi mister Mittal, quinto nella lista Forbes dei Paperone mondiali, e’ di una “nobilta’” imprenditoriale ben piu’ recente dei Tata: lui, nato nel Rajashtan, ha ereditato l’impresa paterna e ne ha fatto un gigante. Ma Ratan Tata, presidente di Tata Steel e di Tata Group, vanta un lignaggio che ha le radici nel periodo coloniale. E che di quel periodo conserva le caratteristiche del conglomerato. Tata non e’ solo acciaio. E’ di tutto, o quasi. Un colosso industriale che fabbrica automobili e camion, sta nella chimica e nelle tlc, produce informatica, te’ e servizi finanziari. “Gli indiani - si legge in un articolo di Les Echos - portano orologi Tata, bevono te’ Tata, vanno a lavorare in autobus e vetture Tata, telefonano grazie all’operatore mobile Tata e, quando ne hanno le possibilita’, scendono negli hotel di lusso Tata”.
La loro prima acciaieria? Risale al 1907. Se oggi il takeover di Corus ha lo scopo dichiarato di perseguire l’espansione oltre i confini, si tratta di una filosofia che viene da lontano: fece lo stesso Jamsetji Tata anche se nel suo piccolo, quando ai primi dello scorso secolo apri’ una filiale commerciale a Hong Kong. Jamsetji fu pero’ pure filantropo ed i pronipoti Tata si vantano anche in questo di ripercorrerne le orme finanziando innumerevoli e caritatevoli fondazioni con una quota dei proventi industriali.
Ratan Tata, prima della storica operazione di oggi, fece un “colpo da maestro” nel 2000: compro’ la Tetley Tea britannica per 407 milioni di dollari. E la stampa di allora, che non si fece sfuggire il ghiotto spunto, parlo’ della “rivincita” sull’Impero britannico da parte degli indiani. Ma il magnate fa il modesto e oggi ha dichiarato alla stampa nazionale che non e’ certo nelle sue intenzioni “mettersi sullo stesso piano o sopravanzare” il signor Mittal. Almeno nell’acciaio, di cui pero’ sono diventati ormai signori nel mondo. (AGI)
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