GIUSTIZIA: MILANO, LE PENNE ELETTRONICHE NON PIACCIONO AI PM

(AGI) - Milano, 24 ott. - Troppo ‘volatili’, e quindi, poco sicure, considerata la delicatezza delle informazioni contenute, dotate di una tecnologia piu’ fragile rispetto all’hardware, e, particolare che ha fatto stizzire non pochi pm, da acquistare a proprie spese. Le ‘penne elettroniche’, che il Capo della Procura di Milano, Manlio Minale, ha praticamente imposto, causa ‘bancarotta’ della giustizia, al centinaio di sostituti procuratori suoi sottoposti, non piacciono a molti dei pm.
Qualcuno, a partire dalle ‘toghe’ del dipartimento informatico, annuncia, per i prossimi giorni, forme di protesta ancora da definire. L’iniziativa di Minale e’ motivata da uno ’stato di necessita’, per dirla con terminolgia giuridica, che sembrerebbe non lasciare spazio a repliche: a partire dal 2 novembre prossimo, le aziende che si occupano della manutenzione informatica del Tribunale minacciano di sospendere i loro servizi a causa dell’enorme mole di debiti della giustizia. Quindi, ai pm non resta che munirsi di una ‘pen-drive’ e salvare i propri archivi informatici su questo supporto. Per il procuratore aggiunto Edmondo Bruti Liberati, si tratta di “un segno delle difficolta’ in cui stiamo lavorando anche se non mi sembra il piu’ grave e non intravvedo particolari problemi di sicurezza”. Peggio, per l’alto magistrato, e’ il fatto che “i magistrati debbano pagare di tasca propria i codici aggiornati o altri strumenti di lavoro”. Intanto, la sospensione della manutenzione informatica, al di la’ degli archivi dei singoli pm, che si paventa a partire dal 2 novembre prossimo, rischia di mandare in tilt la giustizia riportandola all’anno zero’, a dispetto delle modernissime ‘penne elettroniche’ consigliate da Minale. (AGI)
Cli