TRUFFA DA 25 MLN EURO, PATTEGGIANO IN SEI A COMO
(AGI) - Como, 22 gen. - Le indagini erano partite a meta’ 2003 dopo la denuncia presentata dalla “Lattonedil” di Carimate (Co) si era vista rifilare un “bidone” da un milione e seicentomila euro. Il 7 maggio 2004 si arrivo’ all’emissione di sei ordinanze di custodia cautelare, cinque delle quali eseguite qualche giorno dopo. I truffatori, stando alle ipotesi accusatorie del Sostituto Nessi, si spacciavano per venditori e intermediari nella vendita di profilati in acciaio: dopo aver consegnato una piccola quantita’ di merce e avere incassato gli anticipi, sparivano dalla circolazione. In qualche caso si sarebbero spacciati anche per mediatori incassando provvigioni per operazioni di vendita simulate. Gli episodi contestati sono complessivamente 16 con vittime aziende siderurgiche lombarde, emiliane e marchigiane, ma anche in Ungheria, Cipro, Malta e Austria. Tutte cadute nella trappola tesa loro da tre italiani: il presunto capo Ernesto Sudati, Paolo Barattieri, da Fabio Benedetti, con il pallino della truffa informatica. A loro si sarebbero affiancati 8 ticinesi (dal pittore all’avvocato fallito, dall’elettricista all’invalido civile) come teste di legno per far girare su banche di mezza Europa e del Nord Africa l’astronomica cifra. Tra le vittime anche la Prorena di Civate (Lecco) che aveva presentato denuncia gia’ nel novembre 2001 anche se solo l’esposto della ditta comasca diede il via alle indagini.
La Guardia di Finanza di Como sarebbe riuscita ad individuare la destinazione del malloppo: in banche situate a ovest dalla Spagna e che, attraverso Austria, Svizzera, Slovenia, sarebbe passato a Est (Ungheria, Lettonia, Macedonia, Cipro), con tappa anche in Marocco. Secondo le risultanze investigative, i bresciani contattavano le aziende garantendo grosse forniture a prezzi interessanti; i potenziali clienti, insospettiti dai pagamenti “su estero”, chiedevano garanzie alle banche di appoggio, verificando che esistevano in Italia fidejussioni a garanzia della consegna. In realta’, pero’, i truffatori a quel punto iniziavano a intrattenere rapporti con la banca-garante sostituendosi ai loro clienti ignari, e autorizzando la rimozione della fideiussione; solo a cose fatte i clienti si trovavano senza piu’ i soldi e ovviamente senza la consegna della merce. I reati contestati pertanto spaziano dall’associazione per delinquere finalizzata alle truffe, al falso fino alla sostituzione di persona. (AGI)