PMI: CONFAPI-UNICREDIT, RIMODULARE IL RAPPORTO BANCA-IMPRESA
(AGI) – Roma, 23 feb. – Le microimprese (fino a 10 addetti), piu’ flessibili e adattabili al mutare delle condizioni dei mercati, hanno visto migliorare la propria condizione. Le imprese da 10 a 49 addetti hanno attraversato invece una fase delicata, ancora in peggioramento e tale da non far intravedere progressi immediati. Le imprese medie (50-250 addetti), pur essendo attrezzate a sopportare shock esterni quali superdollaro e caro-petrolio, non sembrano aver messo in atto le strategie di crescita che ci si aspettava da loro.
Risultano in generale diminuiti gli investimenti: in particolare sono poche le spese dedicate alla crescita esterna (partecipazioni ed acquisizioni) o a ricerca e sviluppo. Le imprese si dichiarano comunque intenzionate ad aumentare gli investimenti, segno che c’e’ coscienza che l’accresciuta concorrenza richiede risposte non solo in termini di tagli dei costi.
La difficolta’ di ripresa emerge anche quando si sposta l’esame ai settori: vanno bene le imprese con ricadute minime sul resto dell’economia (costruzioni e agroalimentare) e di nicchia (informatica). Male i settori “tradizionali”, come il tessile-abbigliamento; peggiorano, a causa del rallentamento congiunturale, i settori dei beni intermedi e, sorprendentemente, anche quelli che producono beni di investimento e che da sempre fanno da traino al nostro export (macchine e macchinari per produrre macchine).
La fase congiunturale negativa e’ poi all’origine del piu’ pronunciato ricorso da parte delle piccole e medie imprese al sistema creditizio. Le banche pero’ non sempre hanno risposto sollecitamente, interpretando questa richiesta esclusivamente come aumento del fattore di rischio. Un problema di vecchia data, questo, che rende evidente la necessita’ di rimodulare il rapporto della banca con l’impresa medio-piccola. (AGI)